Quando iniziare le PR prima dell’apertura di un hotel?

Lobby di hotel di lusso con press kit, macchina fotografica e piano editoriale per attività PR pre-opening

Il lavoro di PR e il contatto con i giornalisti non iniziano nello stesso momento – ed è proprio la confusione tra i due a mandare fuori tempo la maggior parte delle aperture. La preparazione (strategia, positioning, materiali, mappatura dei media) può cominciare molti mesi prima, appena esistono un concept, un’identità e una data realistica. Il contatto vero con la stampa, invece, si concentra di solito intorno ai sei mesi dall’apertura – ancora prima per le testate cartacee, che lavorano con largo anticipo, e per non perdere la finestra delle “nuove aperture”. Ma il momento giusto per parlare ai media non dipende solo dal calendario: dipende da quanto il progetto è davvero pronto a reggere l’esposizione.

Nei prossimi paragrafi spiego come tengo separate queste tempistiche, cosa deve essere pronto prima di scrivere a un giornalista, e cosa succede quando un hotel mi contatta – come capita – a poche settimane dall’apertura.

Preparazione e media outreach non iniziano nello stesso momento

È la distinzione più importante di tutto l’articolo, e quasi nessuno la esplicita: iniziare a lavorare sulle PR non significa iniziare a contattare i giornalisti. Sono due fasi diverse, con tempi diversi.

Nella mia pratica il lavoro si articola su tre livelli.

Il primo è la preparazione: strategia, positioning, confronto con la proprietà su dove vuole arrivare, costruzione dei press materials, mappatura dei media giusti per quel progetto. Se c’è già qualcosa di concreto su cui lavorare – un concept, un’identità, una data d’apertura credibile – questa fase può cominciare molto prima dei sei mesi. Prima si parte, più solidi sono gli asset quando serviranno.

Il secondo livello sono le uscite di progetto, che non hanno nulla a che vedere con il lancio. L’annuncio dell’inizio dei lavori, l’acquisizione dell’edificio che ospiterà l’hotel, un’intervista a chi sta dietro il progetto: notizie di questo tipo si possono raccontare anche molto prima dei sei mesi, e servono a esistere presto agli occhi dei media senza “bruciare” la notizia dell’apertura.

Il terzo livello è l’outreach di lancio: il momento in cui inizio davvero a proporre l’apertura alle testate. È qui che i sei mesi diventano il riferimento, per una ragione tecnica che spiego tra poco. Da lì in avanti si entra nel pitching vero e proprio.

Tenere separati questi tre livelli è ciò che permette a un hotel di essere presente nella conversazione presto, senza sprecare la carta dell’apertura giocandola troppo in anticipo o troppo tardi.

Perché il timing non è un’opinione

C’è un motivo tecnico dietro la soglia dei sei mesi, e riguarda il calendario delle redazioni.

Le testate cartacee – e le sezioni long-lead in generale – lavorano con largo anticipo. Nella mia esperienza, se vuoi comunicare qualcosa a un mensile devi parlargliene con diversi mesi di anticipo: in pratica bisogna sempre ragionare con una stagione avanti, avere pronte a inizio estate le novità che vuoi far uscire a inizio autunno. Se ti muovi quando l’hotel sta già aprendo, per quel tipo di copertura sei semplicemente fuori tempo: non è una questione di bravura, è che la finestra di produzione si è chiusa.

L’online concede più margine, e infatti è lì che si recupera quando i tempi sono stretti. Ma la logica di fondo resta: le opportunità migliori vanno preparate prima che servano, non richieste all’ultimo.

La finestra “new opening”: una corsia editoriale che si apre una volta sola

C’è un tipo di copertura che esiste solo prima e intorno all’apertura: le selezioni delle nuove aperture delle grandi testate internazionali. Sono spazi difficili da raggiungere per un piccolo hotel indipendente in condizioni normali, ma la novità dell’apertura è una corsia preferenziale: un hotel che apre ora ha un motivo legittimo per entrarci che un hotel aperto da un anno non ha più.

Il punto è che questa corsia si apre una volta sola. Dopo l’apertura non scompaiono le opportunità editoriali – anzi, ne nascono di nuove, e più avanti ne parlo – ma quella specifica leva, legata alla novità, non si recupera.

Lo dico perché l’ho visto da vicino. Su Moyseion, a Matera, ho iniziato il lavoro di PR diversi mesi dopo l’apertura, e i risultati sono stati importanti lo stesso: puoi vederli nel case study. Ma sono convinto che iniziare prima dell’apertura avrebbe potuto portare risultati ancora maggiori, proprio perché avrebbe dato diritto d’ingresso a quelle selezioni delle nuove aperture a cui, partendo dopo, non si accede più allo stesso modo. E c’è un’aggravante concreta, che agli albergatori sfugge: una testata di quel livello a volte arriva comunque, più tardi – ma a quel punto spesso devi organizzarle e sostenerle il viaggio, cioè spendere per ottenere qualcosa che, al momento giusto, avresti potuto avere come notizia. Partire tardi non significa restare invisibili; significa pagare di più, in denaro o in fatica, per un risultato che la tempistica giusta ti avrebbe reso più semplice.

La timeline PR di una nuova apertura

Quella che segue è la sequenza che uso, e deriva dalla mia pratica, non da un modello standard. Le tempistiche sono indicative: cambiano con il progetto, la sua ambizione e i mercati di riferimento.

Circa 6 mesi prima

Parlo con la proprietà per capire davvero dove vuole arrivare. Preparo tutti gli asset possibili perché siamo pronti quando serve, e confeziono il press kit. Solo a quel punto contatto i top editor delle testate che fanno le selezioni delle nuove aperture, non per chiudere subito, ma per capire le loro tempistiche e allineare il lancio al loro calendario.

Tra 6 e 3 mesi

Preparo il campo per le uscite di prima fascia e comincio a valutare un press trip di lancio con un piccolo gruppo di giornalisti selezionati, che possano venire appena aperto per dare al lancio la forza giusta. È la fase in cui si costruiscono le condizioni, non ancora quella in cui si raccoglie.

Nell’ultimo mese

Il lavoro sulle grandi testate entra nel vivo. L’obiettivo è arrivare all’apertura con il lavoro sulle principali opportunità di copertura di alto profilo già in fase avanzata, così che il lancio non parta da zero.

Nelle settimane immediatamente precedenti

Con il lavoro sulla fascia più alta già avviato, apro il fronte con tutte le altre testate rilevanti, per costruire una concentrazione di uscite intorno all’apertura anziché un singolo articolo isolato.

La settimana del lancio

È quasi tutta follow-up: tenere vive le conversazioni aperte e, dove serve, costruire materiali o angoli dedicati per le testate più importanti. È lavoro di rifinitura, ma è quello che spesso fa la differenza tra una copertura buona e una copertura piena.

Cosa succede quando l’apertura è progressiva o l’hotel non è ancora del tutto pronto

Non tutte le aperture sono un unico “giorno zero”. A volte una parte della struttura è pronta e un’altra no, l’apertura è scaglionata, o si tratta di una ristrutturazione che va avanti per fasi. In questi casi la regola cambia: non hai una notizia sola, hai una sequenza di notizie.

Questa logica l’ho imparata seguendo per due anni le PR della ristrutturazione dello Splendido di Portofino, con Belmond – un intervento distribuito su più stagioni. Un progetto che non apre per anni non può essere raccontato con un unico annuncio: va comunicato a tappe. Avendo almeno un’area rinnovata o un nuovo outlet a ogni stagione, contattavo le testate per dare la notizia per fasi, costruendo una copertura multi-stage – l’annuncio del nuovo elemento, le immagini di anteprima o i mock-up dove le foto definitive non c’erano ancora, un’eventuale visita al cantiere, e un press day o una preview a pochi giorni dalla riapertura per avere già copertura online e sostenere le prenotazioni.

La regola trasferibile è questa: quando una parte è pronta e un’altra no, non aspetti la fine per parlare, e non fingi che tutto sia pronto. Comunichi ciò che è reale, adesso, e usi ogni milestone come un motivo legittimo per tornare sui media – mantenendo l’attenzione alta lungo tutto il percorso invece di giocarti tutto in un colpo solo.

Perché fotografie e materiali possono decidere se una storia è davvero pubblicabile

Un editor decide anche in base a cosa può mettere in pagina. Per questo i materiali non sono un contorno: possono determinare se una storia è pubblicabile o no.

Le fotografie hanno un peso enorme. Gli editor sanno bene che un’immagine forte può convincere al clic più del titolo, e nella mia esperienza è spesso la fotografia a far scattare l’interesse. Su Moyseion, per esempio, le immagini del team di performer in azione – inusuali, evocative, quasi oniriche – hanno fatto un’enorme differenza: non erano le solite foto di camere, e questo le rendeva utilizzabili in contesti dove una foto convenzionale non sarebbe bastata.

Qui va fatta una distinzione che online quasi non si legge, perché confonde due piani diversi. Molti consigli sul pre-opening dicono “non aspettare le foto vere, parti con i rendering”. È un consiglio di vendita, non editoriale: per far prenotare le camere, un rendering può bastare. Ma per una copertura editoriale di alto profilo il discorso cambia. I mock-up e i rendering funzionano bene per le uscite di progetto e a milestone – l’annuncio, la ristrutturazione in corso – mentre per il feature di una grande testata serve quasi sempre una fotografia vera e forte. Sono due strumenti per due scopi diversi, e trattarli allo stesso modo porta fuori strada.

Oltre alle immagini contano il resto degli asset: captions e credits corretti (una foto senza crediti chiari a volte non è nemmeno usabile), un press kit completo e accurato, informazioni esatte, un eventuale sito presentabile, un booking funzionante se l’obiettivo è anche spingere le prenotazioni, e la disponibilità delle persone da intervistare. Se ne parlo prima è perché un editor interessato che trova materiali incompleti o persone irraggiungibili, semplicemente, passa oltre.

Cosa significa davvero essere “PR ready”

C’è una differenza enorme, e spesso sottovalutata, tra avere una storia interessante ed essere pronti a ricevere esposizione mediatica. La prima è una condizione necessaria; la seconda è ciò che decide se la copertura ti aiuta o ti si ritorce contro.

Per me “PR ready” significa tre cose insieme: un press kit pronto in tutti i suoi asset; una proprietà che ha capito davvero cosa vuol dire fare PR e cosa comporta; e una struttura pronta ad accogliere un giornalista – bella non solo sulla carta, ma eccellente anche a livello operativo. Questo terzo punto non lo si valuta a distanza. Lo valuto con una visita.

La visita in loco: cosa osservo prima di proporre un hotel alla stampa

Comincio a valutare da quando scendo dalla macchina. Il primo impatto è accogliente? Aiuole, ingresso, ordine degli esterni sono all’altezza delle aspettative di un giornalista? Quando entro, mi accolgono con un sorriso? Sanno spiegarmi le feature principali dell’hotel? Sono rapidi, professionali?

Poi le camere, con lo stesso metro: è profumata, è ordinata, il primo impatto è positivo? Se c’è una vista, hanno pensato ad aprire le tende prima del mio arrivo? Le welcome amenities sono valide e ben posizionate? E gli outlet: il menu è curato, i tempi di attesa sono rapidi?

Sono solo esempi, ma rendono l’idea. Faccio domande in continuazione e uso check-list costanti, perché ognuno di questi dettagli è esattamente ciò che vivrà un giornalista – e ciò che, se non funziona, finirà nel racconto. Una proprietà può avere una storia magnifica ed essere, allo stesso tempo, non ancora pronta a essere visitata.

Team, chef, proprietà e persone dietro la storia

Le persone contano quanto gli spazi. Parlare con lo chef o con altri membri del team è utilissimo, ma nel giusto ordine: prima ci parlo io, valuto se sono pronti, e se non lo sono lavoro con loro sullo storytelling prima di esporli – tenendo sempre un occhio alla conversazione. Se l’hotel non è ancora aperto, questo significa passare ore con proprietà e team per far comprendere lo standard: che non ci si può permettere di sbagliare, che tutto deve essere al massimo, e – soprattutto – come si raggiunge quel massimo.

Su quando una struttura non è ancora pronta a tutto questo ho scritto un articolo a parte: una bella storia non basta.

Il press trip di lancio: quando invitare i giornalisti e quando aspettare

Il press trip di lancio è uno strumento potente, ma ha un rovescio. Se la proprietà non è in grado di reggere l’esposizione, la visita di un giornalista può trasformarsi in un boomerang, oppure in un investimento che non porta ad alcuna pubblicazione – hai speso tempo, ospitalità e a volte viaggio per un risultato che non arriva, o che arriva negativo.

Per questo la decisione di invitare o aspettare la prendo sulla base della visita in loco, non sulla carta. Se prodotto, servizio e team non sono ancora abbastanza maturi, un press stay in quel momento fa più male che bene: meglio rimandarlo di qualche settimana e portarci i giornalisti quando la struttura è davvero rodata. Il rischio, se si sbaglia questa valutazione, non è neutro: la prima impressione di un giornalista pesa, e non sempre si può correggere dopo.

E se l’hotel mi contatta troppo tardi?

Capita spesso: apertura vicinissima, poche settimane, e poco o nulla di pronto. La mia risposta non è un no automatico – al contrario, sono sfide che mi piacciono, e se il progetto è forte c’è ancora spazio di manovra, soprattutto sull’online, con pitch personalizzati agli editor chiave.

Cambiano però le priorità. Comprimo la fase di costruzione al minimo indispensabile, rinuncio a ciò che richiede tempi lunghi – a partire dalle testate cartacee long-lead, che a quel punto sono semplicemente fuori finestra – e concentro tutto dove la finestra è ancora aperta. E soprattutto sono onesto su cosa è realistico e cosa no: non prometto una copertura che le tempistiche non consentono più.

Vale però la pena ricordare una cosa che agli albergatori sfugge: iniziare dopo l’apertura, o tardi, non chiude la porta. Non si torna indietro nel tempo per la finestra “nuova apertura”, ma dopo l’apertura nascono continuamente nuove ragioni editoriali per tornare a parlare dell’hotel: la stagionalità, un evento, una collaborazione, un trend realmente pertinente al progetto, un’evoluzione della struttura o dell’offerta. Una tattica concreta, quando si parte tardi, è tenere d’occhio i grandi articoli delle grandi testate: quando ne esce uno su un tema affine al tuo progetto, lo si può intercettare per tempo e proporsi come voce pertinente. Il momento del lancio è irripetibile; l’autorevolezza editoriale, invece, si può costruire anche dopo – semplicemente per altre vie.

Lancio editoriale e campagna promozionale non sono la stessa cosa

Un’ultima distinzione, perché genera parecchia confusione. Il lancio editoriale e la campagna promozionale non hanno la stessa funzione né gli stessi tempi.

Le PR e l’outreach editoriale servono a spiegare perché un hotel è interessante o diverso, perché proprio ora, che emozioni vi si possono vivere e a chi si rivolge. È un lavoro di racconto e di credibilità, costruito attraverso terzi – i giornalisti – che scelgono liberamente se e come parlarne. L’advertising, la promozione commerciale e il lancio social sono un’altra cosa: leve di marketing complementari, con tempistiche e logiche proprie, che spingono la vendita e la visibilità diretta. Sono utili, ma non sostituiscono il lavoro editoriale, e non vanno confuse con esso. Press & Pillow si occupa della prima cosa, non della seconda – e tenere chiara questa differenza è già parte del fare bene le PR.

In sintesi: quando partire davvero

Il lavoro di PR può – e spesso deve – iniziare molti mesi prima dell’apertura, appena esistono un concept, un’identità e una data credibile. Il momento in cui iniziare a comunicare ai media, invece, dipende da tre cose: quanto il progetto è pronto, quali asset esistono davvero, e quale storia può essere realmente sostenuta in quel momento.

Se dovessi ridurlo a un principio: prepara presto, contatta i media intorno ai sei mesi per non perdere la finestra dell’apertura, e non esporre alla stampa una struttura che non è ancora pronta a essere vissuta. La data d’apertura fissa il calendario; la maturità del progetto decide se quel calendario si può davvero rispettare.

Se stai preparando l’apertura di un hotel e vuoi capire quando e come impostare il lavoro editoriale – o semplicemente se è il momento giusto per iniziare – puoi vedere i servizi di PR e media relations per hotel indipendenti, leggere le domande frequenti o scrivermi per una prima conversazione.

Domande frequenti

Quanto tempo prima dell’apertura dovrebbe iniziare un hotel a lavorare sulle PR?

Il lavoro di preparazione – strategia, positioning, materiali, mappatura dei media – può cominciare molti mesi prima, appena esistono un concept, un’identità e una data d’apertura realistica. Il contatto vero con la stampa si concentra di solito intorno ai sei mesi dall’apertura, ancora prima per le testate cartacee che lavorano con largo anticipo. Le due fasi non coincidono: si prepara presto, si comunica al momento giusto.

È possibile iniziare le PR solo un mese prima dell’apertura?

Sì, ma con aspettative diverse. Con poche settimane le testate cartacee a lungo termine sono ormai fuori finestra, mentre sull’online resta spazio, soprattutto con pitch personalizzati agli editor chiave e se il progetto è forte. Si comprime la preparazione, si rinuncia a ciò che richiede tempi lunghi e si concentra tutto dove la finestra è ancora aperta – senza promettere una copertura che le tempistiche non consentono più.

Le fotografie definitive devono essere pronte prima di contattare i giornalisti?

Per una copertura editoriale di alto profilo, quasi sempre sì: è spesso l’immagine forte a far scattare l’interesse di un editor, e una foto convenzionale o assente limita molto le opportunità. Rendering e mock-up funzionano invece bene per le uscite di progetto e a milestone – l’annuncio, una ristrutturazione in corso – dove la notizia non è ancora l’esperienza finita.

È troppo tardi iniziare le PR dopo che l’hotel ha già aperto?

No. Si perde la corsia preferenziale legata alla novità dell’apertura, ma dopo l’apertura nascono continuamente nuove ragioni editoriali: stagionalità, eventi, collaborazioni, trend pertinenti, evoluzioni del progetto. L’autorevolezza editoriale si può costruire anche dopo il lancio – semplicemente per altre vie.

Immagine di Davide Bertolino

Davide Bertolino

Davide Bertolino è il fondatore di Press & Pillow, boutique di PR e media relations specializzata in hotel indipendenti e progetti hospitality. Ha maturato oltre nove anni di esperienza nella comunicazione, anche come PR Manager per Belmond, e sviluppa strategie editoriali per il mercato italiano e internazionale.

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Davide Bertolino

Davide Bertolino is the founder of Press & Pillow, a boutique PR and media relations consultancy specialising in independent hotels and distinctive hospitality projects. With over nine years of experience in communications, including as PR Manager for Belmond, he develops tailored editorial strategies for the Italian and international markets.